Spasticità post-ictus: cause, vita quotidiana e cosa aiuta davvero ad alleviare i sintomi

Introduzione:

Dita rigide, un braccio contratto, una gamba che striscia mentre si cammina: la spasticità post-ictus colpisce circa il 30-40% dei pazienti e spesso si manifesta solo settimane dopo l’evento. È considerata una delle conseguenze più persistenti e ha un forte impatto sul dolore, sul sonno, sull’assistenza e sull’autonomia. Quali sono le cause e cosa aiuta davvero?

Perché si manifesta la spasticità dopo un ictus?

In un sistema nervoso sano, il cervello regola continuamente il tono muscolare attraverso le vie discendenti del midollo spinale. Dopo un ictus, questi segnali inibitori vengono parzialmente o completamente interrotti. Gli archi riflessi del midollo spinale, che normalmente vengono «tenuti a freno» dal cervello, reagiscono ora in modo esagerato a ogni stimolo, causando un aumento incontrollabile della tensione muscolare.

Il risultato: i muscoli sono costantemente contratti oppure si contraggono bruscamente durante il movimento. Un sintomo tipico dopo un ictus è il braccio piegato con il pugno chiuso nonché il gamba tesa e rigida – il cosiddetto “cammino di Wernicke-Mann”. Questi schemi si verificano perché i muscoli flessori ed estensori sono colpiti dalla spasticità in misura diversa.

 

In che modo la spasticità influisce sulla vita quotidiana?

La spasticità è più di una semplice limitazione dei movimenti. Provoca dolore a causa dell’accorciamento permanente dei muscoli e di un carico errato sulle articolazioni. Disturba il sonno a causa degli spasmi notturni. Rende più difficile l’assistenza: vestirsi, lavarsi e cambiare posizione diventano una sfida quotidiana. E, se non trattata, può portare a accorciamenti permanenti (contratture) che bloccano il braccio o la gamba in una posizione non funzionale.

Allo stesso tempo, la spasticità non presenta solo aspetti negativi: alcune persone affette da questa condizione sfruttano l’aumento della tensione nelle gambe per mantenere una posizione più stabile. La completa soppressione della spasticità non è quindi sempre l’obiettivo: è fondamentale trovare il giusto equilibrio.

 

Cosa si può fare per combattere la spasticità dopo un ictus?

La fisioterapia, con esercizi di stretching mirati e terapia posturale, costituisce la base di ogni trattamento della spasticità. Farmaci come il baclofene o la tizanidina possono essere utilizzati come terapia complementare, ma presentano effetti collaterali – in particolare stanchezza, che rende più difficile la riabilitazione. Le iniezioni di tossina botulinica agiscono a livello locale e in modo temporaneo, ma sono particolarmente indicate in caso di spasticità focale di singoli muscoli.

L'effetto più profondo e duraturo si manifesta allenamento neuromotorio che agisce direttamente sul sistema nervoso centrale – ed è proprio questo l’approccio della terapia GIGER® MD®. Grazie ai movimenti coordinati di tutto il corpo, vengono riattivati i percorsi neurali inibitori che erano venuti meno in seguito all’ictus. Il cervello impara nuovamente a regolare i riflessi eccessivi del midollo spinale – e la spasticità diminuisce.

Dopo un allenamento regolare, le persone interessate riferiscono di avere i muscoli più sciolti, meno dolori, un sonno più riposante e una funzionalità della mano notevolmente migliorata. Poiché l’allenamento può essere svolto quotidianamente a casa, si ottiene proprio quella regolarità necessaria per ottenere miglioramenti duraturi.

 

Conclusione: la spasticità post-ictus non è un percorso a senso unico

Con il giusto approccio terapeutico è possibile ridurre notevolmente la spasticità dopo un ictus, migliorando così in modo tangibile la qualità della vita, l’autonomia e il benessere quotidiano. La chiave non sta in un singolo farmaco o in una seduta terapeutica occasionale, ma in un allenamento costante ed efficace dal punto di vista neuromotorio.

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Autore: Combo AG, produttore e distributore della terapia GIGER® MD®.

Nota medica: questo articolo è solo a scopo informativo e non sostituisce il parere del medico.Ultimo aggiornamento: 2026